Un grave lutto ha colpito

il nostro gruppo: 
è morto Alì Aazami

 

Come si fa a parlare di un amico che non c’è più? Si ha paura di dire cose scontate o frasi di circostanza… Eppure Alì era una persona veramente speciale. Un amico, di quelli a cui si può solo voler bene. E tutti nel gruppo avevano imparato a volergliene.

Mi ricordo la prima volta che l’ho incontrato. Era la vigilia di Natale ed è venuto, accompagnato da Simona e Luciano, alla camminata di Casalecchio. Un percorso molto impegnativo su per i Brigoli con fango, ghiaccio e il rischio di scivolare e rompersi l’osso del collo. “Non lo vedremo più” ho pensato vedendolo tutto sporco e infreddolito alla fine della camminata. E invece ha cominciato a frequentare assiduamente le camminate, con tanto entusiasmo e con tanta voglia di stare in compagnia. Migliorava di domenica in domenica tanto che facevamo fatica a tenere il suo passo. Una volta ci ha confidato che, a volte, prima di raggiungere la località dove si svolgeva la camminata, si fermava a fare colazione al bar con cappuccino e “bombolone” alla crema. Quanto l’abbiamo preso in giro dando il merito dei suoi miglioramenti alla “miracolosa” crema del bombolone. E invece lui si allenava quasi tutte le mattine prima di andare in farmacia. Presto ha avuto voglia di cimentarsi sul percorso più impegnativo della Maratonina e intanto entrava sempre più in sintonia con il gruppo. Con i suoi modi semplici, con il suo italiano che tradiva le sue origini iraniane. Una volta, mentre correvamo lanciò l’idea di andare insieme in Iran, a “casa sua” e non vi nascondo che l’idea mi aveva non poco affascinato. Pensavo già alle cose che avremmo potuto vedere, alle foto che avrei potuto fare. Ci parlava del “suo paese” della sua famiglia costretta in giro per il mondo.

Era sempre presente a tutte le manifestazioni del gruppo. Ci ha tanto aiutato in occasione della Camminata facendoci avere tante cose utili per la premiazione dei gruppi.

Ci aveva raccontato, con la sua consueta franchezza, della malattia che lo aveva colpito alcuni anni prima del fatto che tutto sembrava essere risolto e di come i controlli periodici evidenziavano l’assenza di problemi. Finché circa un anno e mezzo fa abbiamo cominciato a notare dei cambiamenti. Aveva dovuto rifare la chemioterapia e la radioterapia. Era venuto con noi alla Ciaspolada, si era tanto divertito in mezzo alla neve ed era fiducioso nella sua completa guarigione.

Poi, purtroppo, più di un anno fa il male ha cominciato a prendere il sopravvento a essere sempre più resistente alle cure. Alì cominciava a muoversi a fatica e sicuramente, in certi momenti, a soffrire del gran dolore. Soffriva ma sempre in silenzio ostentando fiducia e ottimismo. Quando andavamo a trovarlo in ospedale parlava sempre delle cose che avevamo fatto insieme e si diceva sicuro che presto sarebbe tornato con noi e non importa se per correre o per stare in compagnia. Aveva preso la bellissima abitudine di telefonarci tutte le domeniche mattina mentre nei pressi della tenda del Gruppo ci preparavamo per la partenza della camminata. Voleva sapere in quale località eravamo e voleva salutare tutti…  tutti emozionati rispondevamo al suo saluto.

Un pensiero all’ultima volta che l’ho visto. Stava male, eppure eravamo stati un bel po’ nel giardino della clinica che lo ospitava a chiacchierare. Poi quando abbiamo deciso di andar via ha pregato sua moglie Rosa di aiutarlo a salire sulla sedia a rotelle e ci ha accompagnato alla macchina.

Non sapevamo che era l’ultima volta che l’avremmo visto e dopo qualche giorno la telefonata che non avrei mai voluto ricevere mi ha comunicato che Alì non era più con noi.

Salvatore

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