19-26 aprile 2008
Viaggio in Bielorussia
Sono al terzo viaggio in Bielorussia e da ognuno di questi porto con me ricordi e sensazioni sempre diverse.
La prima volta, nel 2005, è stata la più toccante. I racconti di quelli che c’erano già stati non potevano essere sufficienti a rendere l’idea della situazione in cui sono costretti a vivere milioni di persone in poveri villaggi sperduti e con poche risorse e con scarse prospettive di sviluppo economico. I villaggi sono abitati per lo più da persone anziane e da donne con bambini. La principale fonte di sostentamento rimane la coltivazione di prodotti agricoli e l’allevamento di animali da cortile che servono per sè e a volte per i parenti che abitano nella città.
Le persone si sforzano a vivere una vita normale facendo finta che l’emergenza Chernobyl non esista. Dopo 22 anni non ha più risalto nelle pagine dei giornali, non essendo più considerata un’emergenza, ma Chernobyl continua e continuerà ancora non si sa per quanti anni.
Infatti, particolarmente grave resta l’alimentazione radioattiva che continua a minare il sistema immunitario della popolazione e in modo particolare dei bambini, portando l’organismo ad avere meno difese immunitarie e aumentando così patologie di diverso tipo, leucemie e tumori alla tiroide: tumore molto aggressivo, quando è di soli 4 mm può provocare metastasi polmonari.
Il villaggio dal quale provengono i nostri bambini è Shertzin, nella provincia di Vetka, una zona pesantemente colpita dalla nube radioativa. Da tre anni abbiamo iniziato l’accoglienza da questo villaggio (dopo aver ospitato per altri cinque anni bambini provenienti da Uriskaja, grosso centro nelle vicinanze di Gomel) cercando di aiutare la scuola dalla quale essi provengono. Lo scorso anno abbiamo d’accordo con i dirigenti scolastici, acquistato materiali per la manutenzione della scuola e attrezzature per i laboratori. Quest’anno dopo che la scuola è stata ristrutturata a spese dello Stato ci siamo impegnati ad attrezzare il parco giochi (in considerazione del fatto che i bambini passano nella scuola la maggior parte della giornata). Nel frattempo, nel luglio del 2007 (avendo l’anno prima constatato che i bambini che ospitavamo avevano problemi ai denti) abbiamo fatto fare visita dentistica e le necessarie cure ai bambini. Contiamo di fare la stessa cosa anche quest’anno.
Ma torniamo al viaggio ed in particolare alla visita a Shertzin. Siamo arrivati nella scuola lunedì 21 aprile accolti con molto calore da Tania (vicepreside della scuola) dal direttore, dagli insegnanti e dai bambini. Insieme a Tania siamo andati a trovare le famiglie e ci siamo fermati a pranzo dalla nonna di Anastasija. Un buonissimo pranzo bielorusso e nonostante l’ostacolo della lingua siamo stati bene insieme in allegria. Pomeriggio, a scuola, ci hanno fatto visitare le aule e infine nella palestra della scuola abbiamo assistito ad un bellissimo spettacolo dove i protagonisti erano i bambini.
Finito lo spettacolo ci siamo dati appuntamento per il giovedì successivo e da ciò che ci ha detto Tania abbiamo capito che qualcosa stava bollendo in pentola. Infatti giovedì mattina quando siamo arrivati a Shertzin accompagnati da Galia (la ragazza, ora quasi diciottenne, che nell’ambito del progetto Chernobyl è venuta a Calderara per sette anni e conosce bene l’italiano) ad attenderci, alle porte del paese, una piccola folla composta da insegnanti della scuola, famiglie dei bambini, i bambini con palloncini colorati e soprattutto due carri da contadino trainati da cavalli. Dopo i saluti siamo stati invitati a salire sui carri e siamo partiti al trotto per una giornata che si sarebbe rivelata indimenticabile. Dapprima siamo stati portati a visitare un piccolo santuario, quindi, costeggiando il fiume siamo arrivati in un punto del bosco in cui avevano organizzato un sontuoso picnic. Non vi nascondo che eravamo emozionati da tanto calore. In men che non si dica la tavola si è riempita di tantissime buone cose e intanto veniva acceso il fuoco per il barbecue. Naturalmente non mancava la vodka e con questa abbiamo brindato ripetutamente alla nostra amicizia. La giornata (come previsto non si sa come da Tania) era bellissima, dopo tutta la pioggia del mercoledì, il cielo terso di un blu intenso e il fiume era un campionario di sfumature di colori. Ho scattato tantissime foto cercando di registrare i tanti riflessi della vegetazione nell’acqua del fiume. Poi il profumo della carne arrostita sul fuoco si spandeva nell’aria ci ha invitati ad avvicinarci al tavolo del picnic. La carne tenerissima era squisita e poi peperoni, cetrioli, pomodori, funghi di bosco (Tania vedendo la nostra titubanda nel mangiarli ci ha assicurato che venivano dalla Crimea suo paese d’origine). Il pomeriggio è passato in fretta e presto sono tornati i carri che ci avrebbero riportati in paese ma per noi le sorprese non erano finite. La “perfida” Tania aveva organizzato per gli ospiti maschili una sauna presso la casa dei nonni di Viktoria (una bambina che lo scorso anno è stata ospite presso una famiglia di Calderara). Così Stefano, Nicolò (giovane assessore del Comune di Calderara) ed io accompagnati dal papà di Nastia e da Serghej (fratello di Anastasija) siamo entrati in sauna. “Le abbiamo provate tutte, ...” ho esclamato guardando Stefano. La sauna era una stanza piccolina con una grossa stufa in mezzo dalla quale usciva un caldo vapore che ci faceva sudare copiosamente. La nostra segreta speranza era che con il sudore ad uscire fosse soprattutto la vodka che avevamo ingerito durante il picnic pomeridiano. Nel frattempo le donne ci aspettavano a casa di Nastia e lì le abbiamo raggiunte trovando la tavola ancora imbandita. Le nostre ospiti hanno espresso il desiderio che cantassimo noi delle canzoni italiane (abbiamo scelto la classica “Bella Ciao” e la “Canzone di Marinella” di Fabrizio de Andrè) e loro delle canzoni tradizionali bielorusse. La giornata si avviava alla fine. Ultima passeggiata per il lungo viale che attraversa il paese e via di corsa con il nostro taxi alla volta di Gomel. Veramente una giornata indimenticabile e il piacere di vedere con quale affetto ci ringraziano di quello che facciamo per i loro bambini.
Negli altri giorni passati in Bielorussia, oltre ad aver visitato la città di Gomel, abbiamo visto la scuola di Reciza (dalla quale provengono i bambini sordomuti ospitati a Casa Largaiolli dal Comune di sala Bolognese), la scuola di Karmà (dove si trovano i bambini che vengono a Loiano) e la scuola di Nivki (un villaggio a poche centinaia di metri dal confine con l’Ucraina nel quale San Felice sul Panaro sta facendo un grande lavoro di supporto alla scuola oltre ad accogliere i suoi bambini).
Come dicevo all’inizio di questo mio scritto il problema delle radiazioni anche se non è più sentito dall’opinione pubblica come un’emergenza è ancora attuale ed è provato da studi medico-scientifici che durante l’età evolutiva, l’essere sottratti alle radiazioni anche per brevi periodi annuali, nutrendosi di cibo non inquinato, contribuisce considerevolmente a limitare lo sviluppo di danni alla tiroide.
Salvatore Lumia
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Impressioni di un viaggio di Simone Lumia |
24-29 aprile 2005 |
29 ottobre - 5 novembre 2006 |