Impressioni di un viaggio
di Simone Lumia
E’ la prima volta che mi imbatto nella scrittura di un articolo, e soprattutto è la prima volta che mi viene chiesto di farlo. L’oggetto dell’articolo è, come si può immaginare, il nostro recente viaggio in Bielorussia. Il mio non vuol essere un resoconto cronologico del viaggio, o la descrizione delle nostre gite giornaliere, o un resoconto dei nostri impegni sul posto; ma semplicemente le impressioni di un viaggio in una realtà poco conosciuta, sia da parte mia che da parte di un po’ tutti.
Tanto per cominciare, per me, e per altri del nostro gruppo, era la prima volta. Già questo fatto fa sì che si parta con grande curiosità, davvero; una curiosità positiva, per quanto mi riguarda ogni volta che vado all’estero. Ma in questo caso, sinceramente, la curiosità era più forte. Per diverse ragioni. Prima fra tutte il tentativo di ‘capirci qualcosa’ dei luoghi in cui vivono bimbi che conosciamo molto bene, magari perché ospitiamo in estate, ma di cui conosciamo solo la dimensione ‘italiana’ per così dire, quindi il loro stile di vita di quando sono in Italia, di quando non devono andare a scuola, di quando seguono i tempi propri di una vacanza.
Andare presso le loro case, nella loro scuola, fa vedere anche l’altra faccia della medaglia. Una faccia nient’affatto più triste o negativa, ma comunque diversa, segnata da abitudini e impegni, e difficoltà quotidiane da cui il viaggio in Italia li esenta per un mese.
E’ difficile spiegare con chiarezza una situazione in cui si transita solo per pochi giorni. Si provano diverse impressioni trovandosi in quei luoghi. Premetto che le impressioni contenute nell’articolo si riferiscono soprattutto ai villaggi, e in particolare al villaggio centrale del nostro viaggio, Scherstin. Parlare della città richiederebbe un altro discorso, dato che, oggettivamente, le condizioni sono, o quantomeno sembrano, davvero diverse.
Torniamo al villaggio: subito alcuni aspetti saltano all’occhio di un visitatore che si rechi per la prima volta a Scherstin. Innanzitutto, la prima cosa che mi ha colpito è il senso di isolamento, di posto ‘fuori mano’, difficilmente raggiungibile e da cui è molto difficile spostarsi. E’ quasi banale sottolineare la difficoltà per una persona di un villaggio di recarsi, per qualsiasi cosa, in un centro abitato di una certa dimensione.
Il senso dell’abbandono di certe realtà come quella di Scherstin penso sia davvero un fatto molto triste, che colpisce subito, come prima impressione. Trasmette soprattutto un senso di immobilità, di difficoltà di cambiare in qualche maniera la propria condizione. Pensiamo a quanto sia impediente la scarsità, quando non la mancanza, di elementi che diamo per scontati. Mi spiego, pensiamo alla difficoltà per un giovane di Scherstin, che magari abbia appena finito le scuole superiori, di calarsi in una realtà lavorativa. Per un semplice motivo: a Scherstin non ci sono prospettive di lavoro, e tuttavia non c’è un collegamento adeguato di mezzi pubblici, almeno questa è stata la mia impressione, per raggiungere un centro più popolato, dove poter impiegare le proprie capacità e cercare un lavoro. E questo è un elemento molto triste per un giovane, di qualsiasi posto del mondo. A Scherstin si capisce bene come si può essere bambini, ma è sinceramente difficile immaginarsi da grandi. Ho messo questo come primo elemento poiché è un segno lampante di disagio e di difficoltà di un luogo a dare un futuro ai suoi abitanti.
Per quanto si possa sostenere la scuola o il villaggio con determinati beni materiali, pur importanti, e che senza dubbio arricchiscono la comunità (faccio l’esempio degli investimenti per le scuole nelle due realtà che ho visto più da vicino, Scherstin e Nivki), c’è l’impressione che il loro futuro non presenti davvero delle prospettive. E’ molto triste questo, in un posto già gravato da pesanti problemi di altra natura (quella ambientale, ovviamente), che sono poi la causa degli altri problemi come la mancanza di prospettive. Come ben noto, infatti, il fatto che, per cause ambientali, non si possa contare, per l’economia locale, sul commercio dei prodotti agricoli della loro terra, rende questi luoghi, a livello economico, piuttosto sterili (e fuori dal mercato), soddisfacenti soltanto i bisogni di sussistenza degli abitanti del villaggio. Chi compra, infatti, prodotti di una terra che continua a subire gli effetti di una così alta radioattività? Il povero villaggio di Scherstin, infatti, presenta valori di radioattività fra i più alti in Bielorussia. Non so quante volte in più del tasso che sarebbe accettabile, ma sicuramente tante.
Vorrei adesso parlare di un altro elemento, questo sì un punto chiave per la vita del villaggio: la scuola. Come in ogni villaggio di piccole dimensioni in Bielorussia, anche a Scherstin la scuola ospita i ragazzi dalla prima elementare fino alla fine delle superiori.
E’ un vero punto aggregante di un villaggio. E’ forse per questo motivo che, al contrario di altri luoghi, la scuola mi ha dato un senso di allegria. D’accordo, le strutture saranno carenti, forse fatiscenti, ma la presenza dei bambini (presenza che comunque non abbiamo avuto modo di vedere fino in parte, visto che quella settimana la scuola era chiusa) dà a questo posto (la scuola) un senso di speranza e di spensieratezza. Sono un elemento centrale del mio ricordo della Bielorussia la presenza dei bimbi, nei diversi posti in cui siamo andati. Sono un elemento centrale perché portano quell’allegria che in alcuni ‘grandi’, per diverse ragioni, manca; perché portano quella speranza che la loro età per forza di cose trasmette. Inoltre, perché è proprio a partire da loro che sorgono altre considerazioni da fare. Non è banale da dire, ma è davvero molto apprezzabile la maturità che questi bimbi dimostrano. Le condizioni disagiate con cui hanno a che fare, certamente li condiziona molto. Sotto diversi aspetti. Si tratta non solo di bambini molto svegli, ma nella maggior parte dei casi molto autonomi, capaci di cavarsela in tantissime situazioni quotidiane.
Questo aspetto salta subito all’occhio, ed è il frutto diretto di una società povera, nella quale tutti devono collaborare, devono dare una mano, nelle faccende di case, nell’aiuto ai familiari.
Ci tengo, inoltre, a sottolineare, come uno dei ricordi più belli di questo viaggio, la grande generosità ed accoglienza che ho trovato a Scherstin.. Danno subito l’aria di essere persone che hanno a cuore il fatto che uno si senta gradito, come un ospite che si conosce da tempo.
Le persone sono parte fondamentale dei ricordi di un viaggio, sono ciò che, più di tante altre cose, rimane impresso di un luogo. Ed è per questo che mi piace pensare alla sincerità e al calore della loro accoglienza in quei giorni. Probabilmente, avevano la stessa nostra curiosità di conoscerci, di capire chi sono le persone con cui, in maniera così stretta, hanno a che fare i loro figli per un mese all’anno. E ce lo hanno dimostrato fin dal nostro arrivo.
Per concludere, vorrei raccontare un’ultima mia idea. Davvero importante. Trascorrere qualche giorno in quella realtà mi ha fatto capire sempre più, ancora di più di quanto ne fossi convinto in precedenza, quanto sia fondamentale e doveroso cercare di alleviare il disagio delle zone di questo mondo colpite da disgrazie di vario genere. La Bielorussia è una di queste zone. Il villaggio di Scherstin è uno di questi. E fare questo tentativo è molto più semplice di quanto sembri. Bisogna solo volerlo, prima di tutto. Aiutare una piccola scuola, una piccola comunità come quelle sparse per tutto il territorio circostante, e nelle quali molti comuni italiani sono impegnati, è già il segno di aver preso coscienza che non è a accettabile che le cose continuino ad andare così. E’ prendere coscienza che non è accettabile che, ad esempio, una scuola non abbia condizioni igieniche buone, non abbia l’acqua corrente per soddisfare tanti fondamentali bisogni. E’ prendere coscienza che non si può lasciare quelle persone e i loro villaggi a sé stessi, che vuol dire nella povertà e nella miseria che li colpisce.
Tengo tantissimo a questo progetto proprio per questo. Perché credo che la collaborazione, quella sincera, continua, fatta secondo le reali esigenze, basata su investimenti mirati, possa portare nel giro degli anni tante zone come quella in questione a trovare un piccolo sollievo. Il minimo sviluppo di tante piccole comunità può portare, a livello aggregato, a diversi vantaggi, miglioramenti, che sono indispensabili, per non allargare la forbice che è sempre più ampia fra lo stile di vita cosiddetto ‘occidentale’ e queste povere realtà, che non hanno visibilità e che vivono nell’ombra. E’ triste tutto questo. E’ certo che i problemi di questi paesi, di queste realtà, sono strutturali, si trascinano da tantissimo tempo. Ma l’impressione che, specialmente sul posto si ha, è che ‘non si può stare con le mani in mano’, davvero. Spero tanto che, nei prossimi viaggi che eventualmente farò in Bielorussia, avrò modo di vedere qualcosa di tutto questo. Di anni per vedere questo ne dovrei avere ancora molti… E, ripeto, credo tantissimo in questo progetto, perché è proprio partendo da queste comunità piccole, attraverso precise idee, che si può concretizzare un po’ di aiuto. L’importante è avere la serietà e la responsabilità di portarlo avanti nel tempo. Ecco, queste sono alcune delle cose che penso della Bielorussia, e che il mio viaggio ha ulteriormente risvegliato.. è assolutamente un’esperienza che consiglio di fare.
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Viaggio in Bielorussia - 29 ott.-5 nov. 2006 |
Viaggio in Bielorussia - 24-29 aprile 2005 |