In vacanza a Pineto…

 

Agosto 2002. Lo stato maggiore del G.P. Longara (scusate l’immodestia ma il presidente, il vicepresidente e lo sponsor con relative famiglie come altro si può definirlo?) si è trasferito a Pineto – ridente località in provincia di Teramo (a proposito: perché si dice “ridente”? esistono anche delle località “piangenti”?) – per riposarsi delle fatiche fisiche e psichiche di un anno e per elaborare le strategie e le iniziative per il nuovo anno sociale, senza trascurare la forma fisica (???), insomma come si usa dire: “vacanze di lavoro”!

Corriamo (Franco, Simone ed io) a giorni alterni, nella bellissima pineta adiacente la spiaggia oppure sulla battigia che tutti i giorni l’alta marea provvede a rendere “corribile” allagandola e lasciando il fondo morbido e compatto.

Corriamo, dicevo, con la disinvoltura dei podisti “professionisti” (pantaloncini e T-shirt ufficiale del nostro gruppo) ognuno con delle motivazioni sue particolari: Simone per presentarsi al raduno, di fine agosto, della sua squadra di calcio in forma smagliante, io per il piacere di correre e nel tentativo (vano) di attenuare le conseguenze dei ricchi menù a cui tutti i giorni ci sottopongono Mirella e Gabriella, Franco (sinceramente non ho mai capito chi glielo fa fare) per correre in compagnia e per tenere fede all’impegno di allenare Simone.

Sul percorso incontriamo numerose persone intente anche loro a fare attività fisica e siamo incuriositi dalla moltitudine di fogge, colori  e andature che vediamo. Penso all’articolo di Marinella sui “Podotipi” ma molti mi riesce difficile classificarli nelle 5 categorie da lei individuate alle camminate del Podismo bolognese.

 

Allora provo a descrivere alcuni di questi personaggi:

  • Ragazza e ragazzo “palestrati”, belli con ogni cosa al suo posto, abbronzatura perfetta, eleganti nella corsa passano dando l’impressione di non fare nessuna fatica.


  • Settantenne, fisico asciutto, pantaloncini grigioverdi, cappellino di paglia rosso, sorriso alla “Bracardi”, grosso naso aquilino, abbronzatura da muratore. Cammina a passo svelto tenendo le gambe un po’ curve e il movimento delle braccia tipo “a me non fa paura nessuno”…


  • Ragazza sola, calzamaglia nera, top dello stesso colore, pancino scoperto e assenza assoluta di cuscinetti, lunghi capelli neri raccolti in una grossa treccia, stereo alla cinta con cuffia nelle orecchie, fascia tergisudore bianca.


  • Coppia di amiche: la prima potrebbe appartenere alla precedente categoria, mentre la seconda, che arranca qualche passo indietro sbuffando e grondando sudore, non si può certo definire un fisico da atleta. Non volendo fare considerazioni estetiche ma per rendere l’idea, mi limito a riportare alcuni dati matematici stimati con approssimazione del 10 per cento: la prima mt 1,78 per 68 kg, abbronzatura uniforme, la seconda mt 1,60 per 80 kg (pelle chiara con lentiggini, capelli ricci e rossicci, paonazza).


  • Uomo (della stessa categoria di quelli che vedi correre in città sui marciapiedi delle strade più trafficate quasi traessero energia dagli scarichi delle automobili) che corre a testa bassa indossando una fascia tergisudore in pile che inzuppata di sudore peserà più di un elmetto.


  • Ragazzine (completo aderentissimo che fa risaltare il sederino sodo e l’abbondante seno) corricchiano attente a non “muovere” il sudore e non rovinare la propria freschezza. Le vediamo deviare al primo incrocio e non abbiano dubbi che da li a poco si concluderà la loro fatica.


  • Ragazza bionda, minuta, capelli biondi a caschetto, ciclisti neri con banda laterale fosforescente, canottiera grigia, brillantino sul naso e tatuaggio sul pancino. Avanza sicura e veloce con movimenti ben coordinati, ci sorpassa e la vediamo allontanarsi velocemente.


  • Due uomini sui trentacinque anni, pantaloncini e canottiera blu, tubolari bianchi e scarpe da jogging nuove escono dal lato nord del campeggio adiacente la spiaggia per rientrare velocemente dopo poche centinaia di metri dal lato opposto.


  • Ragazza longilinea, body bianco con gonnellina da tennista, ventre e seno piatti, capelli castano chiaro pettinato a coda di cavallo, scarpe da tennis bianche senza calzini. Cammina con lunghe falcate e ad ogni passo la gonnellina svolazza lasciando scoperta la parte inferiore del body. Muove le labbra come se stesse brontolando o canticchiando, parla invece al telefonino attraverso un microscopico auricolare.


  • Donne ultraquarantenni (costume intero e pareo nel tentativo di nascondere i fianchi larghi) camminano in mezzo all’acqua chiacchierando vivacemente. Fanno sosta presso un mercatino di abbigliamento sulla spiaggia e una di loro dopo aver provato diversi modelli di gonna si lamenta con il venditore dicendo che ha solo taglie piccole. Più tardi parteciperanno alla seduta giornaliera di body-building in acqua.


  • Coppia di vecchietti: lei in costume da bagno, prendisole quasi del tutto slacciato, cappellino con la visiera all’indietro e grosso bastone per sorreggersi; lui pantaloncini corti, senza maglietta, cappellino e bastone. Camminano sul bagnasciuga tenendosi per mano. Insieme il loro passo sembra più sicuro. Ogni tanto si chinano a raccogliere delle conchiglie che mettono in una piccola sportina. Non si parlano ma il loro viso sereno fa avere meno paura di invecchiare.


P.S. Per non appesantire questo racconto e per non andare troppo fuori tema ho omesso di parlare delle mamme che passeggiavano spingendo la carrozzina con il bimbo, dell’uomo che camminava in mezzo all’acqua leggendo il giornale o della ragazza che in pineta faceva ginnastica con dei movimenti che richiamavano le discipline orientali ma non posso fare a meno di raccontarvi della bimba che camminava tenendo per mano la mamma e che a un certo punto ha esclamato: “Mamma ho la pancia piena di fame!”. Infine: due ragazzi, lei impugna una macchina fotografica, lui si muove impacciato nel tentativo di assumere un atteggiamento disinvolto, lei sorridendo esclama: “mettiti tranquillo!”. E’ la stessa frase che mi diceva la vecchietta che, da piccolo, veniva a farmi le punture quando avevo l’influenza.

 

 

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