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Un
giorno di Silvia Valentini |
La giornata era iniziata come in una normalissima domenica mattina (non per tutti…ma tralasciamo..) ovvero una domenica dedicata al podismo; sveglia prestissimo, abbigliamento sportivo, solito ritrovo alle ore 7. Ma già alcune differenze si notavano…ad esempio dalle scarpe che avremmo indossato…sarebbe bastato aprire il bagagliaio delle macchine per scoprire che erano pieni di stivali; ma anche le aspettative erano ben diverse… e il gruppo un po’ ristretto rispetto al solito: ..la sottoscritta (unica donna del gruppo), Valentini, i fratelli Lumia senior, Palazzolo, Egidio, Ugo, Ivan Casini, il giovane Michael e suo padre Marco, tronfi di amor proprio e di avventura nel sangue (???), da li a poche ore, ci saremmo sentiti un po’ Indiana Jones e un po’ esploratori.
Infatti, in località Farneto ci aspettavano tre amici speleologi che ci avrebbero accompagnato nelle profonde gole della Grotta della Spippola. Già dall’attrezzatura delle nostre guide, ci saremmo potuti accorgere che forse noi (eccetto Ugo) eravamo abbigliati in maniera non idonea, sembravamo infatti cercatori di funghi della domenica con i nostri pantaloni e maglioncini e k-way…mentre i nostri “maestri” avevano lunghe tute di cerata che, lo avremmo capito in seguito, ci avrebbero poi permesso di evitare figure di pantaloni calati e mutande in bella vista!!!
Equipaggiati con elmetto in testa e fiammella al carburo (per vederci nell’oscurità) ci siamo incamminati verso l’entrata della grotta e già il paesaggio delle colline con il sole che faceva capolino tra la nebbia era meraviglioso e suggestivo.
La bellezza della grotta della Spippola risiede, tra le altre cose, (vi rimando alla tabellina allegata che è molto più precisa e tecnica di me) nel fatto che è l’uomo che si è dovuta adattare ad essa e non il contrario, pertanto non ci sono passerelle, trenini o scalette per visitarla. Per uscirne vivi si deve fare affidamento prima di tutto alle guide, poi alla propria forza fisica e mentale (d’obbligo è non farsi prendere dal panico quando si passa sotto strettissimi cunicoli a serpentina o si deve strisciare stile marines per 40 mt facendo uso di gomiti e ginocchia). L’esperienza è stata bella ed intensa, abbiamo passato attimi di grande divertimento quando a forza di strisciare per terra avevamo i pantaloni alle ginocchia e le tute rotte o quando la forza di gravità (e il peso corporeo) ad alcuni facevano scendere e non salire per gli stretti cunicoli e scivoli fangosi. Ci sono stati attimi in cui ci siamo chiesti “Ma ce la farò a passare?” o “Riuscirò ad uscirne vivo?”, attimi di panico claustrofobico, attimi di riposo, di pose plastiche inimmaginabili pur di non cadere e di scivoloni. Il tutto è durato tre ore, ne siamo usciti contenti e soddisfatti della prova che tra le altre cose ci ha fatto sentire nuovamente bambini, perché abbiamo potuto affondare e rivoltarci nel fango sporcandoci dalla faccia agli stivali, senza che nessuno ci rimproverasse…..
In breve gli aspetti principali della Grotta della Spippola
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Ingresso |
L’ingresso si trova a 135 m slm; è artificiale ed è costituito da un pesante portale, con a fianco delle feritoie per fare passare i pipistrelli. L’ingresso originale, da dove si calarono Fantini e gli altri membri del Gruppo Speleologico Bolognese, è più in alto, a 165 m slm: è il famoso buco del Calzolaio, in dialetto Bus d’la Speppla, da cui la grotta ha preso il nome |
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Fratture |
Il primo ambiente, subito dopo la gradinata d’accesso, è caratterizzato da una spaccatura che attraversa il soffitto per tutta la sua lunghezza |
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Sala del Fango |
Ampia galleria pianeggiante detta di interstrato perché è scavata nella superficie di separazione tra uno strato gessoso e uno strato argilloso, come buona parte della grotta |
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Mammelloni |
Situati nella Sala del Fango, sono caratteristiche protuberanze rocciose presenti sul soffitto |
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Colata |
Grande colata stalattitica che si trova alla fine della Sala del Fango |
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Condotte antigravitative |
Dopo lo scivolo detto del “toboga”, la grotta cambia aspetto con canali di volta a tubo semicilindrico, dovuti a un’erosione idrica concentrata, e condotte antigravitative causate dal flusso idrico verso l’alto |
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Dolina interna |
Depressione a forma di imbuto, simile alla dolina esterna ma più piccola, dal cui fondo si può accedere, ma solo se si è esperti e si è dotati dell’attrezzatura specifica, ai livelli inferiori che portano all’alveo del torrente Acquafredda |
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Salone Giordani |
Raggiungibile aggirando la Dolina interna e dopo un basso cunicolo lungo circa 40 m, il Salone Giordani è l’ambiente ipogeo più grande della regione con i suoi 120 metri di lunghezza, 50 di larghezza e 20 di altezza |
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Pozzi elicoidali |
Salti verticali situati all’estremità settentrionale del Salone Giordani e che portano all’alveo del torrente Acquafredda |